Anastasia Moro. Avatar

Nuovo appuntamento presso la 3D Gallery di Venezia Mestre con la rassegna extraMOENIA, progetto di ricerca ideato e curato da Adolfina De Stefani e Gaetano Salerno, in collaborazione con Mismomatic e Segnoperenne, focalizzato sull’indagine e sulla documentazione del rapporto tra arte e vita, tra finzione e realtà, tra artista e spazio interno/ spazio esterno della galleria. extraMOENIA apre la galleria alla città e la città ritrova all’interno del luogo espositivo la naturale estensione della propria identità, lasciandosi contaminare dalle forme umane e naturali che sussistono pure esterne ai circuiti artistici, in attesa di essere intercettate, esplorate ed esposte. extraMOENIA vuole infatti instaurare scambi logici e significativi tra differenti registri culturali, quello alto dell’icona dell’arte e quello basso dell’immagine reale prima della sua trasformazione e consacrazione iconica, svuotando entrambi i linguaggi delle proprie autorefenzialità per inserirli in un percorso comunicativo fluido e spontaneo in cui differenti organismi vitali – azioni e idee – intuiscono e intercettano nuovi principi relazionali, nuovi contesti espositivi e nuove forme di convivenza. extraMOENIA inverte i ruoli di città e galleria, ne modifica le strutture, analizza l’interspazio che nasce dalla loro sovrapposizione e dalla loro compenetrazione, ristabilendo i contatti tra il fuori e il dentro dell’arte, individuando nelle metafore delle strade, degli edifici, delle aree verdi, dei non–luoghi della cementificazione e nelle azioni degli attori di questi molteplici palcoscenici sociali e intellettuali gli spunti per una puntuale ed eterogenea documentazione della contemporaneità. Dopo le personali di Enrico Bonetto (UNTITLED), Fiuto Rama (T.T.T. | the tube theory) e la collettiva di Mail Art dedicata alla figura di Lord Byron inaugura venerdì 28 febbraio 2014 alle ore 19.00, Avatar, personale di Anastasia Moro, a cura di Adolfina De Stefani e Gaetano Salerno, con presentazione critica di Gaetano Salerno.

La galleria ospita l’artista padovana (la cui ricerca si articola da sempre attraverso eterogenei linguaggi e tematiche) per presentare al pubblico una sua recente produzione incentrata sul tema dello sdoppiamento e della dualità: 6 light box fotografici, stampa su vinile luminescente applicato su policarbonato opalino e 2 grandi stampe fotografiche su pvc espanso compongono questo episodio espositivo in cui lo sguardo dell’artista penetra la natura di un bosco incantato per ritrovare nelle linee nodose e contorte dei fitti rami intersecati e nell’impenetrabilità di elementi naturali apparentemente ostili, immagini antropomorfe, sprazzi di esistenze, anime specchianti di personalità umane; anch’esse contorte e nodose, prigioniere di claustrofobiche emozioni e di sinuose bellezze spingono l’osservatore oltre l’inganno della visione della forma e del colore, verso implicazioni filosofiche da cercarsi oltre le superfici delle cortecce, piuttosto in un credo antico e complesso del quale il fitto bosco è diretta manifestazione terrena. Avatar in sanscrito significa discesa di una divinità dal cielo sulla terra, incarnazione o manifestazione della divinità stessa. Vishnu conta ben dieci avatar, fra questi il più celebre e venerato è Krishna, tradizionalmente raffigurato con la pelle azzurra. Vishnu, incarnato in un avatar, scende sulla terra per ristabilire il bene e la giustizia quando questa è minacciata dall’uomo stesso; anche nel bosco incantato e ammantato dall’azzurro del fotoritocco è sceso un avatar per ristabilire l’equilibrio tra l’uomo e il suo ambiente. “Di questo bosco” dice l’artista “rimangono frammenti e particolari impossibili da dimenticare o sradicare. Coglierne i mille volti e la sua vitale architettura significa riscoprire il significato della vita”. La presenza di alberi ricollega direttamente la ricerca di Anastasia Moro al leitmotiv della rassegna, introducendo nello spazio espositivo elementi vegetali fitomorfi la cui essenza, oltre la durezza e la fissità delle strutture lignee, è invece ben presente, viva ed energica. La natura fotografata e  messa in posa si riappropria così di luoghi alieni ma vitali, colora con elementi fluo e debordanti di anime cromatiche il candore delle pareti, ristabilendo un legame diretto tra il “dentro” e il “fuori”, riunendo due estremi concettuali quali il reale e il sublime.