Cut & Paste

001

Cut & Paste

g-copy

Exhibition view.
Cut & Paste

Empire-Uncer-Collage-and-oil-on-canvas-245cm-147-2006

Exhibition view.
Cut & Paste

2010.09-cutpaste

Exhibition view.
Cut & Paste

179

Exhibition view.
Cut & Paste

060

Exhibition view.
Cut & Paste

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Exhibition view.
Cut & Paste

Penzo-Fiore-2

Exhibition view.
Cut & Paste

Caterina Agnoletto, Gino Blanc, Humal Collective, Andrea Penzo e Cristina Fiore

Riapre il 2 ottobre la stagione di mostre proposte alla Galleria 3D da Cantiere Corpo Luogo. Tema: il collage. Non un concetto ma una tecnica che verrà indagata attraverso due collettive, quella di ottobre, appunto, e quella di fine novembre 2010.

In mostra quattro lavori di grandi dimensioni prodotti da artisti giovani, vitali e irriverenti. L’eclettico e insolente Gino Blanc, pittore che ha dimostrato in più occasioni la sua statura artistica, in costante disaccordo con le tele che lo costringono al conflitto perenne, fino a che non decide di alzare il pennello e di decretare finito il lavoro. Humal Collective, singolarissimo agglomerato artistico che si esprime solo attraverso segni, immagini, cancellazioni e parole mozzate, guardando con sospetto galleristi ed addetti ai lavori per mantenere integra la propria figura di collettivo impegnato. Caterina Agnoletto, con le sue donne alla Rubens che si fanno spazio tra le passioni moderne, ritagliate da tele che poi si ricomporranno lasciando il vizio del dubbio dietro di loro. Ed infine Andrea Penzo e Cristina Fiore, coppia di artisti poliedrici che hanno sfidato l’arduo compito dell’opera a quattro mani, indagando il tema della generazione/germinazione tra catena alimentare e procreazione sacro/profana.

Una mostra che vuole essere una riflessione su una tecnica espressiva che, insieme all’assemblage, sta ri-riempiendo le gallerie di mezza Europa, come simbolo di quel bisogno materico e insieme irriverente di individui immersi nel riciclo di se stessi e di quanto la retina ingoia, giorno dopo giorno. Un modo per contemplare il caos e dargli un ordine, per non proclamarsi assoluti demiurghi di qualcosa che non possiamo produrre solo e soltanto da noi stessi, ma per cercare gli strumenti di una lotta che sembra persa in partenza se non si riescono a commisurare ad essa gli strumenti giusti che contemplino l’ordinario.