Enrico Bonetto. Untitled

Dopo i cicli espositivi Geography,ALICE! e UNIVERSALE, da poco conclusi, riprendono gli appuntamenti culturali della 3D Gallery di Venezia Mestre con la nuova rassegna extraMOENIA, progetto di ricerca ideato e curato da Adolfina De Stefani e Gaetano Salerno, in collaborazione con Segnoperenne e Mismomatic, focalizzato sull’indagine e sulla documentazione del rapporto tra arte e vita, tra finzione e realtà, tra artista e spazio interno/ spazio esterno della galleria. extraMOENIA apre la galleria alla città e la città ritrova all’interno del luogo espositivo la naturale estensione della propria identità, lasciandosi contaminare dalle forme umane e naturali che sussistono pure esterne ai circuiti artistici, in attesa di essere intercettate, esplorate ed esposte. extraMOENIA vuole infatti instaurare scambi logici e significativi tra differenti registri culturali, quello alto dell’icona dell’arte e quello basso dell’immagine reale prima della sua trasformazione e consacrazione iconica, svuotando entrambi i linguaggi delle proprie autorefenzialità per inserirli in un percorso comunicativo fluido e spontaneo in cui differenti organismi vitali – azioni e idee – intuiscono e intercettano nuovi principi relazionali, nuovi contesti espositivi e nuove forme di convivenza.
extraMOENIA inverte i ruoli di città e galleria, ne modifica le strutture, analizza l’interspazio che nasce dalla loro sovrapposizione e dalla loro compenetrazione, ristabilendo i contatti tra il fuori e il dentro dell’arte, individuando nelle metafore delle strade, degli edifici, delle aree verdi, dei non–luoghi della cementificazione e nelle azioni degli attori di questi molteplici palcoscenici sociali e
intellettuali gli spunti per una puntuale ed eterogenea documentazione della contemporaneità.

Venerdì 20 dicembre 2013 (inizio ore 19.00, con presentazione critica a cura di Gaetano Salerno) lo spazio espositivo inaugurerà il primo evento del nuovo progetto presentando al pubblico UNTITLED, personale di Enrico Bonetto. La mostra sarà visitabile fino a mercoledì 8 gennaio 2014. Un’operazione installativa e performativa site-specific, pensata dall’artista e dai curatori per la 3D Gallery; Enrico Bonetto invade e ricostruisce lo spazio espositivo della galleria giocando con la propria assenza, intuendo nel vuoto di un pensiero senza titolo, negli sprazzi di nature e di realtà decontestualizzate e piegate alle esigenze espositive dell’arte, nelle forme pure ed essenziali di oggetti e materiali scelti e offerti per la loro intrinseca poesia, nella spersonalizzazione del proprio
messaggio affidato a versi scritti e proferiti da altri, una forma di comunicazione universale e assoluta, prossima ai linguaggi dell’arte povera e dell’arte concettuale, non filtrati o rielaborati dall’azione invasiva dell’artista il quale, sottraendo la propria esistenza fisica all’opera e al suo percorso emozionale, fortifica ed evidenzia il proprio valore intellettuale.

Scrive dell’artista il critico Gaetano Salerno nel testo critico Untitled (da catalogo mostra): “ […]Rifugiarsi nella realtà più accogliente e anonima e laica dell’esternità, allontanarsi dal contesto idealizzato della galleria per guardare da dentro ciò che si guarda da fuori, è però a sua volta un’operazione concettuale che esiste, per quanto lontana dall’ortodossia celebrativa di un volto e di un’identità propria dell’esposizione, nel culto encomiastico di un nome che non compare. L’artista non immola oggetti propri all’arte; esiste, tra lui e i cimeli affissi alle pareti oppure sparsi sul pavimento, il freddo distacco dell’estraneità, grazie al quale l’oggetto artistico diventa oggetto universale, alludendo ad un rapporto sentimentale incodificabile in quanto testimonianza dell’altrui pensiero e dell’altrui produzione. Del mondo della materia, come dell’universo dell’ artista, rimane solo un nucleo intuibile ed evanescente che deborda oltre l’atto installativo e performativo, verso la certezza della quotidianità esistenziale. Eliminare perciò la propria orgogliosa presenza, cancellare il titolo facendolo coincidere, concettualmente e sintatticamente e morfologicamente, con la sua inesistenza, evitare di lasciare tracce del proprio passaggio e linee della propria azione vuol dire attraversare senza ritorno la barriera che demarca il sempre più labile confine tra arte e vita, vuol dire abbandonare temporaneamente i campi semantici dell’arte per riassaporare al di qua di un vetro (non più solo metaforico) sensazioni ed emozioni reali, non assiomi verosimili. Oltre il gesto minimale dunque di progettare la propria cancellazione emerge così, da questa operazione antidogmatica, il principio della doppia presenza, l’anelito all’ubiquità che è proprio dell’artista. Presente oltre gli schermi, con la propria assenza e presente, nel qui e adesso di un tempo che scorre e scandisce i tempi dell’arte, con l’anonima assenza. Una fuga biunivoca, quella di Enrico Bonetto – sospesa tra happening, fluxus e arte povera – dalla forma artistica verso la forma umana. Prigioniero di un passaggio (non troppo segreto) tra fisicità e astrazione il cui superamento traduce
la tensione dialettica tra la natura servile e liberale dell’arte, tra la poesia dell’intelletto e la violenza della parafrasi. Preferibile alienarsi negli opposti piuttosto che perseguire la menzogna di una giustezza esplorativa unica e conclusa”.