“Geography, Alice!” Iconologica

La  mostra, inserita nel progetto espositivo “Geography, ALICE!” ideato da Adolfina De Stefani e sotto la curatela di Sara Sist, proporrà una serie di opere: Installazione site specific, pittura, installazioni inspirate all’autore di “Alice allo specchio” Lewis Carroll. Giancarlo Pucci “ALICE è cresciuta”

Il lavoro di Pucci si presenta come una rassegna ironica della moda. Si tratta di lavori su tela, impostati in un linguaggio molto vicino all’astrattismo geometrico e realizzati con attenta manualità. Le tele campite con minuziosità a spatola offrono, uno spettacolo straordinario di un cromatismo mutevole, che si fa spesso materico e primitivo con una perfezione del disegno che proprio sembra non voler concedere nulla alla grossolana sostanza della tela. La sua Arte viene celebrata facendosi “ABITO” o “PARAMENTO SACRO”.
Il critico Roberta Ridolfi descrive come Giancarlo Pucci risolve il suo problema espressivo con modalità propriamente performativa giocate sui gesti, la presenza del suo corpo, la ritualità della vestizione e della passerella; al tempo stesso lo supera, o tenta di farlo, nell’ ambito della performance come pratica artistica specifica, gettandovi dentro con gioia fanciullesca eppure con serietà, con ironia divertita ma mai distruttiva, tutta una serie di elementi che fanno parte del patrimonio più generale dell’uomo e dell’artista quali “ la conoscenza, la folgorazione dell’idea, il sentimento del dipingere, il rito della vestizione ed infine la traccia che queste azioni sapranno lasciare nella mente e nell’anima di chi ha potuto vederle.”
L’attività artistica di Giancarlo Pucci comprende numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, una ricca partecipazione a progetti di Mailart, distinguendosi in modo particolare  nella presentazione di originali performances in raduni artistici o in altre situazioni  culturali. La sua poetica si nutre degli stimoli, ancora validi, delle provocazioni di movimenti quali Dada, Futurismo, Surrealismo, mediati da operazioni concettuali che sconfinano dalla BodyArt a Fluxus.

Giancarlo Pucci è nato nel 1936 a Fano (PU) dove si è diplomato al locale Istituto d’Arte. Nel 1980 dà inizio alla sua attività di artista. Dal 2000 definisce la sua arte “DUEMILISTA” e fonda il movimento DUEMILISMO. Oltre a partecipare ad eventi performativi, ha effettuato incursioni nella Mailart e nella poesia visiva. Dal 2004 è in “zerotre Movimento per l’Arte Effimera” e dal 2005 fa parte del Coordinamento Corpus 1 di zerotre.

Fulgor Silvi “Faces Parade”
L’artista presenta una serie di pitture dove vengono rappresentate figure a mezzobusto dalle rosse labbra serrate, che sembrano ostentare una silente quiete. Sono personaggi con espressioni attonite o pensose, sospese in una temporalità arcana-arcaica.
L’artista Fulgor, reinterpreta certe magie e incanti di remote epoche pittoriche. Ritroviamo la posa ieratica di certi idoli tribali, l’apparente semplicità formale medioevale che raccontava storie di santi e miracoli su metri e metri di intonaci di chiese, cappelle ed eremi. Il ricorso ad una meditata economia del mezzo materico e compositivo è caratteristica primaria del “popolo” che affolla gli spazi sui quali interviene.
L’idea dell’installazione per accumulo, i pezzi sostanzialmente si supportano (e anche si sopportano) nella libera ridondanza cromatica. Come nelle tavole illustrate dei cantastorie nelle opere dell’artista  vivono i personaggi, protagonisti di un teatro umano o post-umano secondo una personale chiave di lettura. Essi sembrano porre i più millenari dei quesiti. Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? L’urgenza di una risposta incalza nell’epoca del “villaggio globale”. Certo non sta all’artista imporre più o meno moralisticamente una visione del mondo con l’inattualità del mezzo, la pittura; ma questa è purtuttavia cangiante e compulsiva ed è anche come una fantascientifica macchina del tempo. L’espressività pittorica dell’artista richiama l’Espressionismo, il Simbolismo più Romantico, ma nella stessa misura è come essere all’interno di un affresco di Scuola Senese o in piena Metafisica.
Tutto si lega in questo suo giuoco figurale di rimandi. Una sorta di consapevole e onnivoro “plagio ironico”. In piena era “Facebook” ecco “Faces Parade”. Un assemblaggio di facce anch’esse più virtuali che virtuose con tratti somatici abbastanza simili in una apparente, vaga bisessualità. La connotazione di genere sfuma nella consapevole espressività dei caratteri.
Questi mezzibusti dalle labbra rosse serrate, sono in perenne attesa. Insonni scrutatori senza tempo…
“Faces Parade” come descrive l’autore Fulgor Silvi

Fulgor C. Silvi  (Frontone-PU)  Dal 1968 è presente nel dibattito artistico contemporaneo, svolgendo una intensa attività espositiva in Italia e all’estero.Da tempo rivolge il suo interesse verso proposizioni artistiche multimediali, partecipando ad incontri e rassegne di Performance, Mail Art, Libri d’Artista e Poesia Visiva.Coordina, come direttore artistico, i programmi espositivi e le iniziative culturali di perimetro Provvisorio-Spazio per l’arte a Monte S. Vito (AN).
Nelle Azioni performative l’artista sposta il peso del significato all’interno stesso dell’azione, traghettando il concetto di semplicità oltre il proprio limite, all’assenza. “ Gli interventi” dice l’autore “prendono le distanze dall’artisticità intesa come il raggiungimento (illusorio) del bello e/o del ben fatto”, ma non trascurano la riflessione su problemi socio-politici rilevanti. Infatti, la “rarefazione minimalista” che consegue all’accettazione del nulla non è un deporre sfiduciato le armi; è una “afasia volontaria” che vuole stimolare la riflessione sul mondo e sui suoi valori: “ il “niente” viene  deliberatamente preferito al “molto” o al “troppo” dello stritolamento mediatico.” Con questa sua scelta e con la sua tecnica performativa ricca di staticità e di silenzi, Silvi è l’estremità più pensosa, rigorosa entro cui si estende il panorama dell’arte effimera.