“Geography, Alice!” L’altra verità

La Galleria 3D è lieta di invitarvi all’inaugurazione della mostra personale dell’artista Padovano Massimo Casagrande che si terrà Sabato 23 Marzo alle ore 18.30. La  mostra, inserita nel progetto espositivo “Geography, ALICE!” ideato da Adolfina De Stefani e  sotto la curatela di Sara Sist, proporrà una serie di opere: Installazione site specific, Pittura, Assemblage Fotografico, Video d’arte inspirate all’autore di “Alice allo specchio” Lewis Carroll.

Vista la mole incalcolabile di scritti, film, pièce teatrali, musica e  quant’altro che dall’opera di Carroll sono derivati, ogni nuova lettura è inevitabilmente esposta al rischio del ritrito, del già sentito, del non necessario. Casagrande sa di questo rischio e ce lo dice già nel titolo: “Geography, ALICE! L’altra verità”. Chi sceglie di chiamare così un suo lavoro, fa giusto il contrario di chi mette le mani avanti. Come sempre ha fatto in passato, infatti, anche stavolta Casagrande non cerca riparo, non media, ma, all’opposto, eleva il rischio a potenza, rilancia, sfida. A Casagrande non interessa (né è mai interessato) proporre un’educata interpretazione del mondo; ciò che gli preme è sbatterci in faccia una verità.

Lo dimostra il video d’arte che l’artista ha realizzato assieme alla giovane attrice Silvia Biondi che come scrive Tiziana Franchin presenta un Alice ormai donna che si racconta: Quasi la musica di un carillon ad accompagnare i passi incerti di una bimbetta in un mondo incantato, fatto di sogni, speranze e candore che sa di biscotti. Una scatola magica che avvolge Alice in un caleidoscopico bianco e nero. Giochi di infanzia, flash intensi e ricorrenti di un tempo in cui ancora si credeva nella Vita. Poi Alice torna donna e col buio nell’anima denuncia il tormento subito, subito ed autoinflitto ma non ancora vendicato. Denuncia l’indifferenza di chi sentiva, di chi vedeva, di chi sapeva. Di chi senza alzare un dito ha lasciato che l’Altro le portasse via l’infanzia impedendole per sempre di diventare a pieno una donna.
Gli elementi delle opere saranno quelli da sempre cari a Casagrande: dopo la terra, il sale, questa volta lo zucchero e la nebbia. Ancora elementi famigliari, che tuttavia, appena escono dalle sue mani, rivelano l’insidia, il doppio fondo. È nel quotidiano, nell’ordinario, nel banale, che si nascondono le ombre: stanno dietro le nebbie così venete, nel sapore confortante dello zucchero.
Dai lavori di Casagrande non si esce mai consolati.

Massimo Casagrande (Cittadella, 1970)
Attivo nella scena artistica dal 1995 ha esposto in oltre cento mostre tra collettive e personali. Ha esposto in Italia, Germania, Inghilterra, Austria, Spagna, Belgio e Stati Uniti. Nel panorama dell’arte informale veneta è considerato dalla critica internazionale come una delle personalità più originali e stilisticamente convincenti. Collabora abitualmente con il poeta Miguel Ángel Cuevas nella realizzazione di libri d’arte, le cui opere (tasselli di voluti cicli, fra cui Connessioni, Prestigio delle Rovine, Interventi, Ossa su carta) indagano spesso nella sovrapposizione tra linguaggio figurativo e scrittura. Di recente la scuola secondaria “Luigi Pierobon” di Cittadella (PD) lo ha inserito nel programma di studio del patrimonio artistico e dei beni culturali del cittadellese, del veneto e dell’italia.
Praticamente autodidatta, allievo (ma è troppo dire) di un affreschista, Casagrande approda al porto trafficato dell’arte con una tale irruenza e tanto privo di condizionamenti (che non siano riconducibili alla più pura esigenza dell’esprimersi), che da subito si palesa la freschezza dei suoi quadri, tanto debitori dell’esempio dei maestri quanto capaci di rinnovarne radicalmente l’incisività. Se i tratti distintivi si rifanno al canone riconoscibile dell’arte informale, le modalità dell’operari rivelano una presenza individuale così forte che gli stessi stilemi si riempiono di una carica emotiva che la storicizzazione degli stessi (si legga museo) rischiava di vanificare. La violenza e l’istintività feroce con cui Casagrande ha tradotto la sua volontà creativa sono le modalità espressive che più contraddistinguono la sua produzione, dove la velocità di composizione e la naturale immediatezza dell’intervento (non si può certo parlare di tocco) rendono l’atto creativo assimilabile a quello che Emilio Villa ha chiamato “impresa iniziale dell’uomo, la sua iniziativa senza passato”. È infatti sempre nuovo e irripetibile l’atto genuinamente poietico, “orgasmo in atto” direbbe ancora Villa, incontrollato e senza causa perché causa in sé, che mentre trae l’essere dal nulla racchiude tutta la storia in un istante, nel Nunc instans, l’immediatamente presente, percepibile appunto nell’apparenza del segno che significa, perché nomina. Proprio in tale istantaneità dell’origine del segno è la prova del valore dell’arte di Casagrande, che mentre trae, inconsapevolmente, la forma dalla tabula rasa, si distingue da tutti quegli epigoni che hanno fatto dell’arte un semplice exercice de style. Negli ultimi anni l’artista padovano inserisce anche l’attività grafica e di commento all’epica letteraria, dove il riferimento alle parole della poesia permette un’incursione nel codice del racconto, equiparando il disegno all’illustrazione (si ricordino almeno i disegni di Tacatam Blues di Guy Goffette, L’ortolano di Balzac di Claudio Recalcati e Escribir el hueco del poeta spagnolo Miguel Angel Cuevas), un dialogo intimo con l’opera, da cui si delinea una poetica tanto precisa quanto essenziale, questo perché il discorso di Casagrande resta comunque alieno da qualsiasi forzatura didascalica, e l’intero suo lavoro si situa sotto il doppio segno della libertà e della necessità, come si addice ad ogni artista autentico.