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E’ una storia antica quella che stiamo per raccontare. Antica e importante, come lo sono le storie d’amore. C’era una volta una bambina che aveva un nonno vecchio e tanto saggio e un cavallo a dondolo con le zampe alte come grattacieli perché montando sulla groppa si potesse toccare il cielo. Lo aveva chiesto lei un cavallo dalle zampe alte venti metri, dalla testa grande e dal ventre caldo e accogliente. Colore nero carbone.

Chissà perché proprio nero, visto che poi aveva voluto addolcirlo dipingendo una stella bianca sulla fronte e piccole chiazze di latte lungo le zampe altissime. Carino – così si chiamava il cavallo – rappresentava un po’ la sua nascita. Uzia lo accudiva teneramente come si fa con un bambino: lo nutriva dell’amore che solo gli esseri umani più sani sono capaci di sentire. L’amore senza briglie che si interessa solo alla bellezza dell’altro. Gli anni passavano e la donna bambina continuava a ricercare una nascita. Incontrò un uomo e scrutò in lui una grande virtù che era quella di costringere gli altri alla creatività, a qualunque costo. Ed ebbe l’esperienza di diventare mamma.

Un giorno Uzia vide un foglio di carta stampata e su di essoun’immagine: una donna bionda giocava a fare la lotta con un grande toro nero. Le apparve l’incontro del maschile e del femminile a far nascere in lei un’onda dirompente. Ne nacque Bianco di Zinco, che dell’immagine originaria non conserva nulla, perché l’opera d’arte è sempre trasformazione: il toro è diventato un cavallo, l’arena un mare d’oro, il pubblico un drappo di velluto rosso e compare all’orizzonte una striscia nera illuminata come la notte che lascia spazio al giorno a venire.

Venne poi un viaggio dal significato iniziatico. Uzia amava le prime volte e per la prima volta amò volare perché scoprì che da sopra la sua testa tutto il mondo era fatto come se l’era sempre immaginato e come l’aveva dipinto nei suoi quadri. Al cavallo si aggiunse un arcobaleno, ma di traverso perché non se ne potesse percepire l’inizio né la fine. La ragione? Non c’è fine alla creatività e l’inizio non è mai uno soltanto.