Land e Scape

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“Landscape | Interferenze” è un progetto animato da un gruppo di curatori che hanno all’attivo varie esperienze ed iniziative a livello internazionale, nato con l’intenzione di indagare la condizione dell’uomo e del paesaggio dal punto di vista dell’artista nella nostra epoca. Attraverso momenti di dibattito e momenti espositivi, questi tentano di delineare le tendenze artistiche ed espressive contemporanee, cogliendo quel legame tra le idee e le sensibilità verso il paesaggio che sono alla base del processo creativo.

Questa mostra è dedicata al confronto di esperienze estetiche e di pratiche artistiche diverse, assunte in un territorio comune, quello dell’arte, in quanto luogo di comunicazione, distinto in livelli capaci di creare un sistema di interferenze e di connessioni tra gli artisti ed il luogo stesso che essi indagano. Gli artisti che, invitati dai curatori, percorrono il paesaggio secondo modalità diverse e con l’utilizzo di vari mezzi, guardano ad esso con occhi nuovi, lontano dalla prassi estetica che negli ultimi anni l’uomo sembra aver assunto nei confronti del suo territorio. Il confronto si apre come una sequenza libera di relazioni e differenze sulla questione della fuga del paesaggio, inteso non tanto come piacere da parte dell’osservazione estatica o come luogo dell’incantamento, ma come modo di sperimentazione del paesaggio attraverso lo sguardo e l’azione, quest’ultima intesa come esperienza corporea di conoscenza e di ricerca dello spazio da parte dell’uomo.
La rappresentazione del paesaggio come creazione estetica si definisce nella mostra in una pluralità di linguaggi in corrispondenza dell’esperienza della natura o dell’urbano. Lo spazio urbano come il deserto o la zona di margine, è un’opportunità per l’uomo di riappropriarsi dello spazio fisico e concettuale. Nel progetto internazionale itinerante Land|e|scape, il paesaggio rappresentato è un sistema complesso nel quale elementi naturali e culturali convergono in un insieme che viene riconfigurato di volta in volta. Land|e|scape è interrogarsi su cosa e chi sta di fronte. Interferenze, passi successivi di un unico percorso che si sviluppa in continui spostamenti di senso tra la realtà e l’immagine del paesaggio. Con queste rappresentazioni non ordinarie del paesaggio, gli artisti cercano di scardinare la consuetudine di una realtà dichiarata, propria, perché è ciò che sta davanti all’uomo e che, invece, vuole sfuggire a una definizione dispotica. (Marika Vicari)

Nei film di Kaya Behkalam il paesaggio diventa una sorta di libro che parla della storia del luogo e della gente che lo abita („40 feet Trilogy”). Nel Videoloop „In between two rivers” ricostruisce digitalmente la proiezione dello sguardo arcaico su un paesaggio ordinato in formazioni regolari e simmetriche riferito alla psiche umana che si manifesta anche nei paesaggi romantici e che si riproducono nel paesaggio interiore dell’artista.
Le fotografie digitalmente stranianti di Paul Hossfeld, rendono fisicamente sperimentabile l´atmosfera invisibile, psichica dei paesaggi che generano un desiderio di realtà. In questo modo l’artista si referisce a la “seconda natura”: un mondo reinventato e mediato dai mass media. Da un lato si tratta di smascherare il sentimentalismo della fuga dal mondo, dall’altro di rivelare le radici comuni all’ironia romantica intesa come una rassegnante trascendenza e il suo effetto devastante sulla natura reale.
Sandra Meisel lavora con la fotografia rielaborata digitalmente. Linee e circoli si pongono sopra la foto cosi che la superficie assume un aspetto graffiato. Queste strutture però invece di rivelare il fondo fisico della foto, la usano come fondo. Non si tratta quindi di una inversione di fondo e di una immagine ma bensì di una elevazione del fondo stesso posto alla seconda potenza che produce un’immagine della immagine e che riporta in un stato, che coglie l´osservatore nel momento in cui sta faccendo un’immagine di ambiguità.
Marika Vicari lavora con installazioni di lavori di piccolo formato su legno accanto a lavori di grande formato su legno e su carta. Dipinge con grafite e tecniche miste boschi e paesaggi. L’elemento paesaggistico si presenta come lo strumento – pretesto adottato dopo un lungo percorso di riflessione sulle potenzialità dell’immagine pittorica. Offre porzioni di paesaggio che, sfuggendo dai territori dell’urbano, rivelano la ricerca di un equilibrio con il luogo, innanzitutto per se stessa.
I quadri di Jernej Forbici di piccolo e grande formato rappresentano paesaggi che costituiscono gli ultimi sviluppi di una ricerca pittorica che approfondisce le tematiche della rappresentazione dell’ambiente. Il centro narrativo della rappresentazione di Forbici conduce alle terre di Halda fra le campagne slovene. Qui la natura si ri-produce in uno scontro con l’intervento dell’uomo. I suoi ultimi lavori portano a paesaggi immaginari, ad uno scenario che, come lui stesso afferma, “così dovrebbe essere”. Sono lavori portati fuori dal tempo dove non vi sono persone, ma un paesaggio senza tempo e storia che vive nel passato in questi quadri dove il nostro occhio corre su linee orizzontali disegnando geometrie fra i campi e le circonferenze di recinti in disuso.
L’opus di Dušan Fišer e dedicato alla problematica del spazio. I quadri di Fišer, normalmente dei grandi dimensioni, invitano il nostro sguardo nei spazi profondi, nel paesaggio al di la del conosciuto. Le domande sul spazio sono il pensiero centrale del nuovo ciclo di Dušan Fišer, chiamato “Matrica – la struttura mentale del spazio”, che non porta piu solo la visualizazione del paesaggio ma sono solamente il medio per transferire il sistema numerico dipinto come i cerchi e ampule nei quali si sente che sono il centro dei pensiero sulla struttura dello spazio. Non importa piu cosa e dipinto ma cosa tengono e transferiscono le capsule sullo spazio.
L’analisi decostruttivista di Lasse Brandt aka Bosse Sudenburg della comprensione dello spazio in realta ed immaginazione ricombina la base antropologica del nostro spazio realmente percepito e si esplicita in particolare nel suo ultimo lavoro The last unique horn, dove l’artista e l’unico protagonista e spettatore di una linea che segna l’unico campo degli accadimenti.
I lavori di Azin Feizabadi interrogano l’identita ed i problemi ad essa strettamente connessi.Il suo metodo consiste nell’indagare e fondere le parti dell’identita e della sua autobiografia in nuove immagini ricombinate.