Un piccolo mondo di vetro + sotto spirito

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Un piccolo mondo di vetro + sotto spirito

Come è possibile che lo spirito leghi, neghi, anneghi le parole, gli atti e le intenzioni di esseri privi di spina dorsale e isolati da trasparenze? Perché la forma del controllo non è lasciata  alle catene ma ai raffinati meccanismi della psiche?

Compiere un delitto atroce e trattenerlo nella coscienza è impresa troppo ardua. Bisogna toglierlo, smacchiarlo, gridarlo via. Per non farsi sentire è meglio prendere delle precauzioni, distorcere con un’idea brillante l’essenza stessa dell’atto che potrebbe liberare, uccidendo. Allora grido annegato, metto la testa sott’acqua e confesso, non mi sentirà nessuno. Grido e le vibrazioni delle corde vocali si inceppano nelle molecole pesanti del liquido, che non è aria né corpo solido, è piuttosto una sostanza ingannevole perché lascia il movimento ma non la sua voce.

I tecnici dello spirito parlano tra loro? Chi si fa detentore del primato di una parola ed esperto della sua realizzazione, può ingabbiare così tanto la materia ubiqua dello spirito, fino a farne il liquido in cui sono mantenuti fintamente ed esteriormente vivi i corpi?

Da “principio immateriale attivo” lo spirito si trasforma in “sostanza alcolica ad alta gradazione”, il cambiamento di stato lo appesantisce e lo rende gabbia, ebbra di sé ed efficace conservante di ciò che ha perso il proprio respiro. Il soffio è uscito dal corpo abbandonandolo lì, dentro un disumano isolamento che non permette il manifestarsi del divino, passepartout della comunicazione universale di chi abbia provato l’esperienza della vita.

Come mai i tecnici della religione costruiscono barriere trasparenti, generate da una contraddizione che ne è elogio corporeo e tangibile? Il respiro si perde dietro le palizzate. Il protezionismo diventa legge, il dialogo annega e i reperti sul fondo sono solo pupazzi che non possono agire, perché hanno ceduto la propria ragione in cambio di una consulenza. La propria percezione è scaduta, andata a male, il suo simulacro permane in barattolo. Il sensibile è anestetizzato, cauterizzato e normalizzato. Il tappo è ben saldo, non si può svitare, pena l’ossidazione.

Cristina Fiore