Serena Zanardi. Cromlech

serena zanardi

“Il giardino in movimento ha i propri eroi: per esempio le talpe, uccise, cacciate con ogni mezzo dal giardino tradizionale, che procurano invece in un giardino in movimento preziose forme di land art. O le piante pioniere, capaci di vivere in un ambiente ingrato ma che sono, in effetti, fragili: fuori da questo ambiente, muoiono. O ancora le piante vagabonde, che muoiono in un luogo per rinascere uguali, poco dopo, a qualche metro di distanza: sono sempre là dove non ce le si aspetta. La tradizione esclude dal territorio del giardino tutte le specie viventi animali e vegetali che sfuggono al controllo del giardiniere. Non c’è posto per gli esseri vagabondi.” (Il giardino in movimento,1994, Gilles Clément)

La Galleria 3D riapre dopo la pausa estiva con la quarta mostra del ciclo espositivo dedicato al tema della memoria, nelle sue molteplici sfaccettature. Il 4 settembre, a partire dalle ore 18.00, inaugura CROMLECH, progetto espositivo dell’artista genovese Serena Zanardi. Ispirata dalla magia del giardino e dei suoi abitanti, la mostra di Serena Zanardi è una sintesi fantastica e immaginaria del ritmo naturale della vita, un racconto sussurrato sulla delicatezza dell’esistere, uno sguardo attento ai suoi equilibri, una memoria che si tramanda nei sensi. Il titolo – CROMLECH – facendo riferimento a particolari monumenti megalitici costituiti di pietre a grandezza variabile e conficcate nel terreno a forma circolare, evoca la dimensione mitologica, simbolica e mnemonica che caratterizza le tre opere in mostra, realizzate dall’artista in occasione della collaborazione con la galleria mestrina.

“Avrò avuto cinque, sei anni e un giorno mio nonno, mi portò a vedere una talpa morta sotto un colpo di zappa. Con fierezza appoggiò l’animaletto sul tavolo quasi fosse un trofeo. Il suo scopo era quello di “insegnarmi” che era un essere dannoso per il giardino e che di conseguenza, andava eliminato. La mia reazione, fu di prendere degli scampoli di stoffa con la quale assemblai una sorta di lettino ove riposi l’animale rimboccando “la coperta”. Pensavo ingenuamente che a quel modo, la talpa, sarebbe potuta “guarire” dalla morte e tornare viva nel verde giardino. Non pensavo esistesse la morte e nemmeno che la talpa fosse cieca. La talpa morta o dormiente, rimanda al ricordo, alla purezza infantile, la talpa è cieca, è ignara del danno che reca al giardino agli occhi dell’umano.” Così Serena Zanardi presenta il protagonista indiscusso di quest’immersione nel verde universo del giardino: la talpa. Simbolo dell’innocenza e dell’involontarietà del ricordo, la talpa (numerose talpe) campeggia nell’installazione centrale della galleria, sul pavimento, in corrispondenza della cupola ottagonale. Riempita di terriccio, questa sorta di cromlech contemporaneo a otto facce crea un continuum tra terra e cielo, memoria passata e presente-futuro. L’otto, oltre a essere simbolo dell’infinito e riflesso dello spirito nell’esoterica, rappresenta infatti la mediazione tra ciò che è in basso e ciò che è in alto.

Inaspettatamente, l’ottagono misterioso, conduttore di energie e ricordi del passato, viene scoperto all’interno di una fotografia d’epoca ritrovata per caso da Serena e raffigurante due giovani ragazzi, immagini dell’innocenza bambina e frequentatori del giardino. Questi sono i protagonisti del dipinto Schermo Verde che li ritrae coi colori del ricordo e su di uno sfondo verde a evocare ancora una volta la potenza della natura.

Da contraltare al ritratto dei due, il Video Verde trasporta lo spettatore in un giardino vuoto, apparentemente abbandonato o selvatico. L’unico elemento che rimanda al mondo umano è un tavolo le cui gambe assomigliano a trappole per talpe, mentre al di sopra, un drappo della stessa tonalità di verde della vegetazione circostante (il quale simboleggia il ricordo del tavolo sul quale venne posata la talpa deceduta), è animato dal vento e dal cambio della luce, sembrando così “danzare” e prendere vita propria, trasmettendo un senso di pace e tranquillità.

Serena Zanardi nasce a Genova nel 1978. Dopo essersi diplomata all’Accademia di Belle Arti di Carrara frequenta il corso di specializzazione in tecnologie e linguaggi del progetto fotografico contemporaneo presso il CPFR Bauer di Milano. Da fine anni novanta espone in mostre e concorsi in Italia e all’estero portando avanti la ricerca sul rapporto tra fotografia, scultura e memoria. Ciò che la spinge a creare “è la voglia di trasmettere a più individui possibili, la bellezza che incontro nella quotidianità.”

La mostra, curata da Giulia Bortoluzzi, sarà visitabile dal 5 settembre al 24 ottobre 2015, dal giovedì al sabato dalle ore 15.30 alle 19.30 o su appuntamento.