Tra fango e neve

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Tra fango e neve

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Tra fango e neve

scatola-19-40x40cm-tec.-pigmenti-su-carta-di-cotone-intelata-anno-2007

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scatola-20-40x40cm-tec.-pigmenti-su-carta-di-cotone-intelata-anno-2007

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scatola-21-40x40cm-tec.-pigmenti-su-carta-di-cotone-intelata-anno-2007

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Sentitamente-ringrazia-100x140cm-tec.-pigmenti-su-carta-di-cotone-intelata-anno-2007

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Tra fango e neve

L’anno inizia all’insegna della pluralità e della collaborazione tra soggetti diversi: Cantiere Corpo Luogo, SPS Fine Art e con-fine edizioni. I tre soggetti proporranno ognuno artisti e filoni di pensiero differenti. Aprirà la stagione Milena Nicosia, selezionata da con-fine art magazine nel 2011 come artista entrante nella collezione con-fine. La mostra, curata da Gino Fienga in collaborazione con 3D Gallery, proporrà i quadri femminili ed eterei dell’artista siciliana, nati dalle polveri di colore che addensa sulla superficie piana, fino a far nascere delle composizioni in negativo che racchiudo l’idea di intimità femminile in un soffio.
Tutto nasce dal desiderio di raccontare il corpo femminile in modo non rappresentativo, in modo sintetico ma profondo, quotidiano ma romantico. In modo virtuale ma sensuale sublimando la carnalità innata nelle sue forme e negli indumenti studiati per contenerle donando un potere dialogante che esprime carnalità e spiritualità insieme. Analizzando pittoricaMente il ‘luogo’ inVisibile del corpo, il cuore del cuore, la nostra intimità assoluta nell’unità che è il tutto, nel tempo infinito che è l’istante, nella parte inviolabile di noi, nell’alchimia che riconduce la cenere a umanità e l’umanità alla cenere [Milena Nicosia]. Tutto nasce dal desiderio di raccontare il corpo femminile in modo non rappresentativo, in modo sintetico ma profondo, quotidiano ma romantico. In modo virtuale ma sensuale sublimando la carnalità innata nelle sue forme e negli indumenti studiati per contenerle donando un potere dialogante che esprime carnalità e spiritualità insieme. Analizzando pittoricaMente il ‘luogo’ inVisibile del corpo, il cuore del cuore, la nostra intimità assoluta nell’unità che è il tutto, nel tempo infinito che è l’istante, nella parte inviolabile di noi, nell’alchimia che riconduce la cenere a umanità e l’umanità alla cenere.
Depositi induriti di ogni cosa abbiamo toccato, guardato, annusato, indossato, desiderato e vissuto sono lì nella parte più profonda e irraggiungibile di noi.
Come il pulviscolo atmosferico che cade leggero e costante sulle cose e ne scandisce il tempo.
Come le ceneri ancora calde che portano con se la vita volatilizzandola.
Come la sabbia del deserto che viaggia e riposa tra interstizi invisibili di architetture gravitazionali.
Come i detriti che dopo un’esplosione si depositano sull’innocenza fossilizzandola.
Come le impronte su una coltre di neve morbida e bianca.
Come lo zucchero a velo sulla torta.
Come il talco sul pancino di un bebè.
Come il calcare sul percorso dell’acqua.
Come la ruggine che segna il contatto dell’aria.
Come la luce in un pittore.

COSÌ E IN ALTRI MILLE MODI LA NOSTRA VITA SI DEPOSITA SULLA NOSTRA ANIMA.

Così le opere risalgono la corrente dei ricordi del vissuto in cui il corpo e l’anima si descrivono tramite oggetti intimi di uso comune. Simbolicamente tramite l’apertura di armadi chiusi, di scatole chiuse, di stanze chiuse, di case chiuse, di pensieri segreti, che contengono attimi fugaci, minuti, ore, giorni, mesi, anni, sguardi, parole, carezze, schiaffi, pianti, risate…… dolori laceranti, scheletri di nemici, amici e amori impossibili, la paura di non essere amati, la paura di invecchiare senza riuscire ad opporsi alla forza di gravità con un sorriso.
Oltre la coltre di cenere fredda si cela una storia infinita da raccontare, da immaginare, da dimenticare.
Contengono una riflessione sul dolore ma sicuramente una rivincita!
Perché sono l’impronta della vita che resta nella sua perfezione e bellezza anche dopo esser stata sconvolta dal dolore e sommersa dalla morte. Sono il silenzio dopo la battaglia, la quiete dopo la tempesta, il sublime dopo il pathos.
Tecnicamente le opere nascono da depositi di polvere di colore, caduto, appoggiato o soffiato su una superficie piana.
I colori vanno dalle varianti di grigio, più o meno rosato o azzurrato o ambrato come ceneri nate da varia natura oppure vi è la sintesi rigorosa e metafisica del bianco e nero. Alchemicamente il bianco è la luce assoluta quale assenza di colore, simbolo dello sgomento che è la radice del mondo, la morte severa, secca, fredda, caustica, bruciante come il gelo. All’opposto il nero è la tenebra e la tendenza al non essere, fornito da ciò che il fuoco ha usato e abbandonato, (la fuliggine e il carbone), residuo di ciò che il sole ha pervaso lasciandogli il suo calore.
Nelle opere viene plasmato una certa quantità di calore con una certa quantità di gelo. Ovvero proiettato sulla tenebra del non essere l’intensità luminosa e spietata dell’essere.

Milena Nicosia