Universale. Sinistra-Destra-Sopra-Sotto

Terzo appuntamento con la rassegna UNIVERSALE, progetto di ricerca ideato e curato da Adolfina De Stefani come osservatorio sulle tendenze del contemporaneo, declinato nel plurilinguismo e nello scambio di saperi propri del particolare momento storico e artistico.

Il ciclo di incontri vuole infatti riallacciarsi idealmente al tema della 55° Biennale di Arte Contemporanea di Venezia divenendo, nel microcosmo dello spazio espositivo e dell’eterogeneità degli eventi che in esso verranno ospitati, metafora del Palazzo Enciclopedico profetizzato dall’artista Marino Auriti e dell’utopia di un luogo immenso e complesso, tempio del fare arte e del produrre spunti di culture condivisibili.

Domenica 25 agosto 2013 (inizio ore 19.30 con presentazione critica a cura di Gaetano Salerno) la 3D Gallery di Venezia Mestre ospiterà la performance SINISTRA-DESTRA-SOPRA-SOTTO del gruppo di ricerca tedesco DadaEnsemble; contemporaneamente lo spazio espositivo diverrà contenitore di una selezione ragionata di disegni e opere grafiche di Jens Buhmann, membro fondatore del gruppo e qui presentato a sua volta nelle vesti di pittore.

Scenografico e didascalico corollario all’azione performativa del gruppo i lavori dell’artista tedesco infatti, come scrive il critico d’arte Gaetano Salerno nel testo di presentazione della mostra, riprendono energicamente aspetti espressionisti delle prime Avanguardie Storiche e linguaggi informali del secondo Novecento; fondendo insieme spunti comunicativi e ricerche grafico-pittoriche volutamente disarmoniche e libere, dai contorni e dalle linee dense e sinuose, sviluppano elementi fitomorfi invasivi dello spazio bianco e puro del foglio fino a saturarlo, originate da un meccanicismo proprio delle sperimentazioni del secolo passato e rispondenti alla legge del caso, unica legge ammessa nel processo artistico (facendo così proprio il pensiero dadaista di Hans Arp), quella legge cioè che racchiude in sé tutte le leggi, causa prima dell’origine della vita, conoscibile soltanto attraverso un completo abbandono all’inconscio, per la creazione della vita vera e propria.

Già ospiti del ciclo di eventi “Geography, ALICE!” (sempre a cura di Adolfina De Stefani e Sara Sist) il gruppo proporrà nuove azioni dissacranti ed illuminanti, inserite appieno in questo nuovo capitolo del progetto.

DadaEnsemble nasce nel 1997 per volontà degli artisti Martin Bauer, Vera Bauer, Anne Flore e Jens Buhmann e sviluppa fin dagli esordi, attraverso azioni performative e teatrali, un linguaggio fortemente innovativo, pur recuperando testi del DADA THEATER e di altre AVANGUARDIE STORICHE; attraverso una particolare sigla espressiva originale ed inventiva che contraddistingue puntualmente ogni loro lavoro, rivisita criticamente gli aspetti sociali e culturali del nostro presente, ricorrendo sapientemente alla libertà espressiva. Con ironia provocatrice i quattro artisti mescolano le innovazioni artistiche proprie della cultura contemporanea in un interscambio continuo, creativo e metaforico.

Scrive di loro Gaetano Salerno nel testo critico “Non chiedere la parola…”

“ […] Strutturando gesti inattesi, sospesi tra il teatro-azione e l’esistere stesso, portano l’energia della vita, nella sua forma suprema, sul palcoscenico e il teatro nella vita, ignorando la barriera della simulazione che vorrebbe le due realtà nettamente separate, antiteticamente opposte. Al di qua e al di là della rappresentazione esiste soltanto la coscienza dell’agire e prima ancora, alla base della sua formazione, il percepire l’agire – talvolta dissonante – come tentativo estremo di autocorrezione. Quando nel cortocircuito del sentire, dovuto ai parossismi di inumanità e incomunicabilità propri del nostro vivere in superficie, il comprendere diventa impossibile, ecco allora il ricorso all’incomprensibilità e al nonsense; da intendersi non come definitiva resa ad una natura duplice e dubbiosa di fronte alla quale la ragione e l’intelletto ammainano bandiera bianca quanto piuttosto allusione ad una probabile ed auspicata spinta analitica e riflessiva condotta scientemente a livelli più profondi e inesplorati, indossando il cappello a sonagli e smettendo gli abiti e i comportamenti imposti dalle convenzioni.

DadaEnsemble vive così al di fuori del canone, percorrendo un solco già ben delineato dagli illuminanti interventi dadaisti e fluxus e che ancora ha bisogno di essere scavato, binario illogico e zigzagante attraverso il quale istradare generazioni presenti e future, accogliendo l’incomprensione dei valori primi della vita come veicolante spinta ad un progredire sociale e comune lento eppure inesorabile, sufficientemente distaccato dai falsi poteri espressi dalla parola conclamata, scritta o pronunciata, per confondersi e ritrovarsi in azioni più dirette e reali […]”.