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La natura è sempre stata la principale fonte di ispirazione per gli artisti sin dalla nascita delle prime forme d’arte e dalla contemplazione di essa si sono alternate tendenze diverse: il desiderio di riprodurla in maniera il più possibile realistica, il desiderio di semplificarla attraverso l’uso di simboli, sino infine all’astrazione (i paesaggi di Klee) che si propone di cogliere una qualche regola geometrica o di “concretizzare” in forme il passaggio della luce.

E’ soprattutto nel corso dell’ultimo secolo, il 1900, che la natura ha assunto un valore nuovo, un’importanza particolare per l’uomo, spesso turbato dai cambiamenti così repentini della società e dell’ambiente in cui vive, da cercare in essa rifugio e protezione. La natura era perciò per i pittori espressionisti una sorta di “madre”, un simbolo di purezza e di voglia di ritornare alla semplicità, semplicità di forme e di pensiero. Un ulteriore elemento si è poi affiancato: la perdita dell’interesse da parte dell’artista e del pubblico della capacità di mimesi dell’arte ha fatto in modo che gli artisti trasferissero in essa i propri sentimenti e le proprie pulsioni, portando alla nascita del paesaggio interiore (Van Gogh, Munch). E’ questa la strada che l’arte continua a percorrere in un’epoca in cui non stupisce tanto l’abilità tecnica sostituita dalla tecnologia, quanto la violenza e l’immediatezza del messaggio.

Il legame con la natura resta evidente anche nel desiderio di interagire con essa, di esserne parte con le proprie opere, da qui la nascita delle installazioni, e di carpirne la capacità generatrice, da qui le manomissioni, le rielaborazioni con vari materiali. Questo tipo di rappresentazione ha origine nell’informale, con le tele bruciate di Burri o i muri di Tapies.

L’artista oggi non si limita a tradurre ciò che vede, ma diventa demiurgo. Essere “come” la natura in armonia o in concorrenza con essa, significa coglierne l’elemento che la rende eterna nei secoli: la metamorfosi, la trasformazione, il mutamento. Spesso le opere si possono smontare, manomettere, oppure hanno proprio come soggetto il mutamento “cristallizzato” nell’opera stessa, mi riferisco alla combustione, alla messa in scena di un effetto luminoso, ecc.

E’ proprio questo anche lo spirito che guida la genesi di questa mostra che nella natura e dalla natura riceve la sua linfa vitale, alla ricerca di un’armonia con un tutto in continua trasformazione. Nel parco Romanin Jacur, la vastità e la varietà degli spazi e della vegetazione hanno offerto a 20 artisti lo spunto per rinnovare un dialogo “ecologico” con l’ambiente, attraverso interventi sul paesaggio che offrono sorprendenti e inediti spunti di riflessione e di divertimento. All’interno della filanda, mediante installazioni e opere pittoriche, gli artisti hanno voluto valorizzare la presenza in questo territorio di un edificio che fa parte ormai dell’archeologia industriale e hanno  creato un percorso denso di memorie e di riferimenti all’antica funzione dello spazio.